I vini siciliani sono una delle cose che i nostri ospiti ci chiedono più spesso, di solito la prima sera, davanti a una bottiglia comprata al supermercato senza sapere bene cosa contenesse. In questa guida vi raccontiamo i vitigni da riconoscere in etichetta, le denominazioni che contano davvero, cosa bere con la cucina di qui e come organizzare una visita in cantina partendo da Cefalù.
Di Alessandra, Giuseppe e Salvatore Livecchi · aggiornato a ottobre 2026 · 5 minuti di lettura
I vitigni autoctoni dei vini siciliani

La Sicilia coltiva anche uve internazionali, ma la ragione per cui vale la pena assaggiare il vino qui sono i vitigni autoctoni. Imparare quattro o cinque nomi basta per orientarsi in qualunque enoteca o carta dei vini.
Rossi: Nero d'Avola, Frappato, Nerello Mascalese
Il Nero d'Avola prende il nome dalla cittadina di Avola, in provincia di Siracusa, ed è il vitigno a bacca rossa più rappresentativo dell'isola. Dà vini di colore intenso, con profumi di ciliegia, prugna e spezie, morbidi e caldi al palato.
Il Frappato è il suo opposto: un rosso leggero, profumato, di frutto fresco, coltivato soprattutto nella zona di Vittoria, in provincia di Ragusa. D'estate si beve volentieri leggermente fresco. Il Nerello Mascalese deve il nome alla piana di Mascali, sul versante orientale dell'Etna, ed è l'uva dei rossi del vulcano, più chiari nel colore e più tesi e minerali di quanto ci si aspetterebbe da un vino del Sud.
Bianchi: Grillo, Catarratto, Inzolia
Il Catarratto è il vitigno più coltivato in Sicilia, con vini di buon corpo e note di limone. Il Grillo, legato storicamente al Marsala e alla zona di Trapani, regge bene il caldo e oggi dà bianchi secchi sapidi e profumati, perfetti con il pesce. L'Inzolia, che in Toscana si chiama Ansonica, ha un profumo che ricorda la frutta secca ed entra anch'essa nel Marsala oltre che in molti bianchi da tavola.
Aromatici: Zibibbo e Malvasia
Lo Zibibbo, nome siciliano del Moscato d'Alessandria, è l'uva di Pantelleria, e la Malvasia è quella delle isole Eolie. Da entrambe nascono soprattutto vini dolci da uve appassite, ma esistono anche versioni secche, molto aromatiche, che stanno bene con un aperitivo sul mare.
Come leggere l'etichetta: Sicilia DOC e le altre denominazioni
La denominazione più comune che troverete è Sicilia DOC, istituita nel 2011 al posto della precedente indicazione geografica regionale. Copre tutto il territorio dell'isola, quindi anche le colline intorno a Cefalù, e ammette molti vitigni, autoctoni e internazionali. Dalla vendemmia 2017 il Grillo e il Nero d'Avola con il nome del vitigno in etichetta si possono imbottigliare solo come DOC e non più come IGT Terre Siciliane: un buon segnale per chi compra.
La DOCG, il gradino più alto, in Sicilia è una sola, il Cerasuolo di Vittoria. Le altre denominazioni d'origine sono più di venti, alcune molto piccole. Per un approfondimento ufficiale potete consultare il sito del Consorzio di tutela vini DOC Sicilia.
Le denominazioni dei vini siciliani da conoscere

Non serve memorizzarle tutte. Queste cinque raccontano bene la varietà dell'isola, dai rossi del sud-est ai vini dolci delle isole minori.
Cerasuolo di Vittoria DOCG
Unica DOCG siciliana dal 2005, si produce tra le province di Ragusa, Caltanissetta e Catania. È un rosso che unisce Nero d'Avola, dal 50 al 70 per cento, e Frappato per il resto: il primo dà struttura, il secondo freschezza e profumo. Esiste anche la versione Classico, dalla zona storica, con un affinamento più lungo.
Etna DOC
Riconosciuta nel 1968, è una delle denominazioni più antiche d'Italia. Il rosso si basa per almeno l'80 per cento sul Nerello Mascalese, con il Nerello Cappuccio; il bianco per almeno il 60 per cento sul Carricante, spesso con il Catarratto. I vigneti salgono sulle pendici del vulcano a quote alte per la Sicilia. Il Consorzio ha avviato da tempo l'iter per il passaggio a DOCG.
Marsala DOC
Il Marsala è un vino liquoroso che deve la sua fortuna internazionale al mercante inglese John Woodhouse, sbarcato nel porto di Marsala nel 1773. Le versioni oro e ambra nascono da Grillo, Catarratto, Inzolia e Damaschino, il rubino da uve rosse come Perricone e Nero d'Avola. Si va dal Fine, con almeno un anno di invecchiamento, al Vergine, con almeno cinque.
Malvasia delle Lipari DOC
Si produce nelle isole Eolie, in provincia di Messina, con Malvasia e una piccola parte di Corinto nero. Ci sono la versione naturale, il passito, ottenuto da uve appassite al sole su graticci di canne, e il liquoroso.
Pantelleria DOC
Dall'isola di Pantelleria arrivano il Moscato e il Passito di Pantelleria, a base di Zibibbo. La coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria è stata riconosciuta dall'UNESCO nel 2014 come patrimonio culturale immateriale, la prima pratica agricola a ottenere questo riconoscimento, come racconta il Parco Nazionale Isola di Pantelleria.
Il vino vicino a Cefalù: Madonie e Contea di Sclafani

Cefalù non ha una denominazione propria, ma alle sue spalle le Madonie e le colline dell'entroterra palermitano ospitano diverse aziende vinicole, alcune dentro il Parco delle Madonie. I vini di quest'area escono spesso come Sicilia DOC.
La denominazione locale più vicina è la Contea di Sclafani DOC, oggi anche Valledolmo-Contea di Sclafani, riconosciuta nel 1996. La sua zona si estende tra le province di Palermo, Caltanissetta e Agrigento e comprende per intero comuni come Valledolmo, Caltavuturo, Alia e Sclafani Bagni, e in parte Polizzi Generosa, Petralia Sottana e Cerda. Cefalù ne resta fuori, ma molti di questi paesi sono raggiungibili in giornata, magari unendo la cantina a una passeggiata nei borghi descritti nella nostra guida alle gite da Cefalù.
Cosa bere con la cucina di Cefalù
Con il pesce, le sarde e i crudi funzionano bene i bianchi freschi da Grillo, Catarratto o Inzolia, oppure un bianco dell'Etna se cercate più acidità. Con la pasta con le sarde, che ha uvetta e zafferano, un Grillo un po' più strutturato regge bene la parte dolce del piatto.
Il Frappato, servito leggermente fresco, è il nostro rosso da tutti i giorni d'estate: sta bene con il cibo di strada, le panelle, lo sfincione e perfino con un pesce al pomodoro. Per la pasta a taianu, con carne e pecorino, meglio un Nero d'Avola o un Cerasuolo di Vittoria. Con i formaggi stagionati delle Madonie provate un Etna Rosso.
Alla fine del pasto un Passito di Pantelleria o una Malvasia delle Lipari accompagnano cannoli, cassata e biscotti di mandorla. Trovate i piatti da abbinare nella nostra guida su cosa mangiare a Cefalù e nell'articolo sui dolci siciliani.
Visitare le cantine in Sicilia partendo da Cefalù

Quasi tutte le cantine ricevono solo su prenotazione, con visite in vigna e degustazioni guidate a orari fissi. Scrivete o telefonate con qualche giorno di anticipo, soprattutto in estate e durante la vendemmia, tra fine agosto e ottobre, quando i produttori sono più impegnati.
Le aziende sono quasi sempre in campagna e poco servite dai mezzi pubblici. Se volete bere con tranquillità, conviene affidarsi a un tour organizzato con autista o designare chi guida: in Italia i limiti sul tasso alcolemico sono severi e i controlli frequenti. Le cantine delle Madonie e dell'entroterra palermitano sono le più comode per una mezza giornata; l'Etna, Vittoria o Marsala richiedono invece una giornata intera o un pernottamento.
Ogni anno, di solito l'ultimo fine settimana di maggio, il Movimento Turismo del Vino organizza Cantine Aperte, con decine di aziende siciliane che aprono le porte al pubblico. Date e cantine aderenti cambiano ogni anno, quindi verificate il programma prima di partire.
Un bicchiere a casa, prima di uscire a cena

Non c'è bisogno di andare lontano per cominciare. Una bottiglia di bianco siciliano in fresco e un tavolo all'aperto bastano: la veranda della Villa dei Limoni e il patio della Villa dei Mandarini guardano sugli agrumi della nostra tenuta, a pochi passi dalla spiaggia delle Salinelle. Chi soggiorna alla Casa del Duomo ha invece le enoteche e i locali del centro storico sotto casa.
Quando poi vorrete sedervi a tavola, trovate le nostre indicazioni sui ristoranti di Cefalù. E se avete bisogno di un consiglio su una cantina da visitare, chiedeteci pure: vi diamo volentieri qualche dritta in base alla zona e al tempo che avete.












